Quel che fa felici gli uomini,
è amare ciò che fanno

Breve biografia di Roberto Danese

Roberto Danese va nella Repubblica Domenicana agli inizi del 1986, con il solo scopo di prendersi una meritata vacanza, dopo aver prestato il servizio militare come carabiniere ausiliario ed aver lavorato sodo per due anni.

Sulle spiagge assolate e meravigliose di Boca Chica e Punta Cana si riposa ed ammira le meraviglie della natura, ma incontra anche un suo giovane coetaneo, un certo Raphael, che vende oggetti d’artigianato sulle spiagge e che, sollecitato dalla curiosità di Roberto, gli parla della misera realtà e della povertà che regnano, invece, in tutta l’Isola Ispaniola.

Roberto costringe Raphael ad accompagnarlo lontano dalle spiagge, verso l’interno, dove allora proprio i turisti non si sognavano neanche di andare e quello che vede lo intristisce al punto che decide che, in futuro, non avrebbe più fatto vacanze in posti dove non avrebbe incontrato la povertà.

Al rientro in Italia, il suo pensiero è continuamente rivolto alla Repubblica Domenicana, alle persone che là ha conosciuto e viene preso dalla voglia di porre in essere qualcosa per loro, al fine di alleviare la loro miseria, ma non riesce a concretizzare alcunché.

Alla fine del 1986 decide di ripartire per Santo Domingo e si incontra nuovamente con Raphael, con il quale decide di dividere la vita giornaliera, accompagnandolo nella sua attività e vivendo nella sua capanna, nel suo batei. Piano piano egli impara lo spagnolo e comincia ad addentrarsi nei vari miseri barrios della capitale, dove conosce un sacerdote spagnolo, Padre Abel, che lo ospita, in cambio di aiuto materiale verso i poveri parrocchiani del barrio di “Cristo Rey”.

In quel periodo, nella zona di Andrès, dà inizio alla sua attività di “costruttore per amore”, mettendo in piedi le prime case di legno per alcune famiglie, che fino ad allora avevano vissuto in case di cartone e di latta.

Per tutto il 1987 cerca l’ispirazione e pensa intensamente a trovare soluzioni che possano aiutare sostanzialmente i più diseredati ed i più poveri. Allora Padre Abel lo indirizza verso un sacerdote italiano, Padre Francesco Buriasco, che svolge la sua opera missionaria all’interno dell’isola, in uno sperduto paese a circa 120 chilometri dalla capitale, Sabana Grande de Boyà.

Padre Francesco è però sospettoso di questo giovane italiano, invaso dalla voglia di fare ed inizialmente, pur ospitandolo nella sua povera e misera canonica, lo mette alla prova, consigliandogli di seguirlo nelle sue visite ai circa trenta batei dispersi nella foresta e presso i quali egli si reca regolarmente ogni mese, parlando con la gente, confortandola, aiutandola materialmente per quello che poteva e terminando la sua visita con la SS.Messa e l’ Eucarestia.
Le visite, a piedi e poi a cavallo, iniziavano la mattina presto e terminavano la sera tardi, ogni giorno, senza alcuna interruzione temporale.

Per misurare, in termini di amore, quanta fosse la volontà di aiutare il prossimo di Roberto, Padre Francesco non esita a lasciarlo nei batei a vivere con quella povera gente, per quel tanto di tempo che serve a maturare il suo ritorno mensile.

Con il senno di poi, si capisce come Roberto abbia imparato la lezione ed, andatosene Padre Francesco, continui a visitare mensilmente quei batei portando aiuto materiale e qualche buona parola.
E da questi batei che egli raccoglie i più miseri e li porta nel suo “Mondo Felice”.
Roberto vive con Padre Francesco per circa otto anni e, nel frattempo, costruisce il suo primo “Progetto”, quello che oggi è chiamato “Pueblo Nuevo” e che ospitava, all’inizio, circa cento bambini, svolgendovi attività scolastica e dando loro, regolarmente ed ogni giorno, un pasto caldo nella mensa, ricoperta, allora, da spesse foglie di cocco.

E qui vengono realizzati i primi due obiettivi, dei quattro che Roberto si è posto come pensiero finale in ogni sua realizzazione: il polo scolastico e quello alimentare.
Gli altri due, che potrà realizzare compiutamente solo con la nascita del “Progetto Roberto”, sono il polo sanitario e quello del lavoro.

Nel contempo, affidata la gestione di Pueblo Nuevo a Suor Eufemia, una suora di Yamasà, della Congregazione “Hermanas Misioneras del Corazòn de Jesus”, che lo ha sempre seguito, realizza la “Casa di pietra”, una costruzione in pietra, una rarità a quel tempo a Sabana Grande de Boyà, che adibisce ad orfanotrofio, accogliendo venti “ninos de rua”, che va a cercare nei batei, privilegiando i bambini abbandonati o malati.

Roberto, adesso, racconta che per lui, allora, le idee arrivavano nella sua testa come fossero state una divina ispirazione, più che una scelta ragionata e studiata a tavolino.
Partendo dal presupposto che i “suoi” bambini dovevano obbligatoriamente poter vivere non in baracche fatiscenti di legno, lamiere e paglia, ma in costruzioni civili, pulite e decorose, Roberto comincia a realizzare l’opera grande, il Progetto Roberto, una scuola che, al giorno d’oggi, ospita tremila bambini e giovani, che frequentano le classi dalla prima elementare al baccigerato (il nostro liceo) e che è del tutto gratuita, dalla divisa, obbligatoria, ai libri ed a tutto ciò che serve per la scuola.

Ed in questa grande opera realizza appieno i suoi obiettivi : costruisce un’area per l’alimentazione ed un’area sanitaria, che comprende il laboratorio d’analisi, un consultorio familiare con psicologo, ginecologo e pediatra, ambulatori di medicina generale, odontoiatria, cardiologia ed ortopedia.
Vi sono aule per l’informatica, un salone per riunioni ed un’area sportiva.

Realizzato questo obiettivo in poco più di due anni, non riesce a stare fermo e pensa di realizzare circa cento casette per i genitori dei suoi bambini, adottati a distanza dagli amici di Verona, che lo hanno sempre sostenuto e lo stanno tuttora aiutando.
Nasce così il “Villaggio Arcobaleno”: un complesso urbano, inserito in un barrio poverissimo a sud del centro di Sabana.

Nel 1997, su richiesta ed indicazione del Vescovo locale, realizza un’opera analoga al Progetto Roberto di Sabana, ma più piccola, a Yamasà, che finisce agli inizi del mese di novembre 1998, ma che l’uragano del 25 dello stesso mese lo costringe a ricostruire, in parte, dopo sei mesi.
L’uragano del 25 novembre 1998 ha dato un colpo tremendo a tutte le opere di Roberto, ma gli immediati aiuti veronesi, concretizzatisi con l’invio pressoché immediato di dieci containers con ogni tipo di aiuto, e la sua immensa volontà di ritornare alla vita di tutti i giorni hanno permesso di riportare tutto come era, anzi di migliorarlo.

Nel 2000 egli ha iniziato la costruzione di “Mondo Felice", un complesso costruito su due basi: un orfanotrofio, (Mondo Felice) che, a pieno regime, potrà accogliere 150 bambini ed un pensionato, (Hogar de Fatima) che potrà accogliere 80 anziani.
Attualmente sono ospitati permanentemente 23 bambini e 41 anziani, senza famiglia, abbandonati a se stessi.
Alcuni anziani sono ciechi, senza arti, sia superiori che inferiori, ed alcuni ammalati di AIDS.
L’obiettivo di Roberto, nella realizzazione di Mondo Felice, sovvenzionato totalmente e quasi unicamente dagli amici dell’Associazione di Verona, è stato quello di offrire agli abbandonati, siano essi nipoti che nonni, un posto civile e dignitoso, dove vivere in santa pace i primi od ultimi anni della loro vita.
Mondo Felice, che ha avuto anche una sostanziosa sovvenzione dalla Amministrazione Provinciale di Verona, è stato inaugurato nel maggio del 2003, alla presenza del Cardinale di Santo Domingo, Mons. Lopez Rodriguez e del Vice Presidente della Provincia di Verona, dott. Antonio Pastorello.

Il Progetto Roberto, nel suo insieme totale, offre lavoro a circa 200 persone di Sabana e dintorni, fra medici, impiegati, insegnanti e personale vario.

Roberto ha iniziato l’attività di volontariato ed assistenza ai bisognosi domenicani attingendo inizialmente alle proprie risorse.
Quando queste hanno cominciato a scarseggiare, già dal 1986, in Verona si è messa in moto una grande organizzazione di passa parola, trascinata con grandissima volontà da una sua compaesana, Claudia Bergamo, che, autonomamente, si recava periodicamente a Sabana per portargli il suo aiuto materiale e che organizzava, un po’ dovunque, conferenze e riunioni con lo scopo di testimoniare ed a far conoscere l’attività di Roberto, provvedendo a raccogliere i primi aiuti, tramite un gruppo da lei fondato il "Gruppo Famiglie".
Logicamente, al rientro in Italia di Roberto, generalmente una volta all’anno, gli incontri si intensificavano, anche perché il suo eloquio, ormai spagnoleggiante, riusciva ad entrare nei cuori di tutti e la sua testimonianza diretta era fonte, per gli amici, di nuovo amore disinteressato per tutte le sue attività.

Il tempo evolve cultura e gestione degli aiuti, per cui, dopo la inaugurazione di Mondo Felice, nel 2003, questi spontanei amici hanno ritenuto opportuno dare una forma di legalità (almeno in Italia) a tutta la attività di Roberto ed hanno deciso di costituirsi in Associazione Onlus.

Ed è così che il 16 ottobre 2003, 19 amici si sono ritrovati presso uno studio notarile di Verona ed hanno dato vita alla "ASSOCIAZIONE Onlus AMICI DEL PROGETTO ROBERTO", che ha come solo obiettivo quello di supportare tutte le attività benefiche di Roberto nella Repubblica Domenicana.